MOLTEPLICI INIZI.


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domenica 31 luglio 2016

Caro Ventilatore.

Ho chiesto scusa al mio ventilatore, l'altra sera - vi dicevo - e nel tentativo di percepirne lo schernirsi ho fatto un po' di silenzio intorno a me: una sorta di passo indietro rispetto al tempo ed allo spazio, un farsi piccola e oggetto per qualche istante, per vedere se lui avrebbe risposto, con altrettanta cortesia, ma no di niente figurati.

Ho aspettato, ho vissuto per qualche ora, ho aspettato ancora un poco, ho rifatto silenzio e in quel cantuccio di vita spiegazzata e umidiccia, a forza di tirarmi indietro, sono riuscita a individuare due note - basse e vibrate, distinte - che il mio ventilatore emetteva sempre a intervalli regolari, tutte le volte che arrivava a due terzi del suo percorso ondulatorio, da destra a sinistra. Ed in quel silenzio nuovo, riempito solo dai rantoli fedeli del mio nuovo amico, sono finalmente riuscita a prendere sonno, dopo tante notti che imprecavo per il caldo.



E così ci ho riprovato la mattina dopo.

Ho chiesto scusa alla mia panda, la mattina dopo, perché ancora non avevo portato l'autoradio a riparare, e avremmo fatto l'ennesimo viaggio senza musica, senza allegria, senza ritmo e con tanti pensieri. Le ho chiesto scusa a bassa voce e poi ho aperto di più il finestrino per ascoltare la risposta delle ruote sull'asfalto. Ho fatto quiete intorno a me, ho messo il cellulare silenzioso ed in quel silenzio nuovo, riempito solo dal rotolare costante delle gomme - qualche sasso qua, qualche buca là - ho sentito bussare al cruscotto la voglia di regalare qualcosa ad un'amica per il suo anniversario di matrimonio. Di regalarle una storia.

Un paio di svolte ed eccoci in tangenziale: non avevo ancora capito se le ruote della panda avevano intenzione di accettare le mie scuse e così ho evitato di accelerare eccessivamente, per non turbare quello spazio di silenzio, appunto, da cui speravo emergesse un chiarimento. Mi sono accodata ad un camion sulla prima corsia, invece di provarci gusto a far incazzare i suv sfanalanti sulla seconda. Ed è così che mi sono accorta in tempo del nuovo autovelox (nonché degli striminziti papaveri - incoscienti! - appena fioriti sul ciglio dell'uscita numero sei).

Cominciavo a prenderci gusto, in effetti.


Ho poi chiesto scusa alla mia pancia, poche ore fa, prima di uscire a cena, perché l'avevo riempita male e di fretta durante tutto il giorno, e lei si gonfiava e sbuffava. Le ho chiesto scusa e per farmi perdonare ho deciso di sacrificare venti minuti di ritardo alla festa in campagna per metterle due mani, una sull'altra, a coccolarla un pochino. Ho fatto silenzio, un piccolo spazio di silenzio compreso tra me, le due mani, e la mia pancia tesa e gonfia, e in quell'insperata tranquillità, aspettando che lei mi dicesse grazie, ho scritto ad un'amica che presto sarà mamma che le mandavo un pensiero.


Mi alleno, come vedi, cara collega Competenza: tra uno scusa e un silenzio di attesa, non si sa mai, potrei addirittura imparare ad ascoltare i miei alunni.

3 commenti:

  1. Io stamattina ho chiesto scusa al Salvatempo della Coop per aver passato la coopcard in modo sbagliato. Mi sono un po' vergognata, lo ammetto 😓

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Lei è la mia amica Niculet. Ora capite perché.

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